La natura non trattiene nulla. Eppure ogni anno rifiorisce.


L'autunno è una stagione che non oppone resistenza.

Gli alberi non trattengono le foglie che hanno terminato il loro tempo. Le lasciano andare. Non perché siano deboli, ma perché sanno che ogni nuova stagione richiede spazio.

Noi esseri umani, invece, spesso facciamo il contrario.

Tratteniamo emozioni, ruoli, aspettative, immagini di noi stessi. Continuiamo a indossare maschere che forse un tempo ci hanno protetto ma che oggi ci impediscono di respirare pienamente.


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Un'esperienza di tre giorni per incontrare ciò che hai imparato a nascondere.

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Quasi nessuno mostra davvero chi è.

Mostriamo ciò che pensiamo sia accettabile. Mostriamo ciò che gli altri si aspettano. Mostriamo ciò che ci protegge.

Ma raramente mostriamo ciò che siamo.

Cresciamo imparando che alcune parti di noi non sono benvenute. La rabbia diventa qualcosa da controllare. La tristezza qualcosa da nascondere. La sensibilità qualcosa da correggere. Così, poco alla volta, costruiamo una versione di noi stessi capace di adattarsi al mondo.


La Persona e l'Ombra

Carl Gustav Jung chiamava questa parte Persona: la maschera che presentiamo agli altri.

Sotto quella maschera esiste però un territorio meno conosciuto. Un luogo fatto di emozioni, desideri, paure, talenti e ferite che abbiamo imparato a mettere da parte.

Jung lo chiamava Ombra.

L'Ombra non è ciò che c'è di sbagliato in noi. È ciò che non abbiamo potuto essere. È ciò che abbiamo nascosto per continuare ad appartenere, per sentirci amati, per sentirci al sicuro.

Più proviamo ad allontanarla, più continua a vivere dentro di noi. Nelle relazioni che si ripetono. Nelle reazioni che non comprendiamo. Nella stanchezza che non passa. Nella sensazione di essere lontani da qualcosa che ci appartiene profondamente.